Dancing Makes Me Joyful

But all joy wants eternity, wants deep, wants deep eternity (2014-15). Installation in Venice. 82 x 234 x 28 cm
But all joy wants eternity, wants deep, wants deep eternity (side view)(2014-15). Installation in Venice. 82 x 234 x 28 cm
Dancing makes me joyful. Installation view. Venice Biennale 2015
Dancing makes me joyful. Installation view II. Venice Biennale 2015
Dancing makes me joyful. Installation view with “La legge della stella e la formula del fiore”. Palazzo Flangini, Venice Biennale 2015
I traveled beneath the sky (2014-15). Pastel on hand-made paper. Palazzo Flangini, Venice Biennale. 222 x 150 cm.
I traveled beneath the sky. Pastel on hand made paper (framed). Palazzo Flangini, Venice Biennale. 250 x 180 x 12 cm
I traveled beneath the sky (2014-15)(detail). Pastel on hand-made paper
I traveled beneath the sky (2014-15)(detail). Pastel on hand-made paper
Golden chains from star to star… And I dance (2014-15). Image on glass, lacquered wood, light. 166 x 115 x 34 cm
Golden chains from star to star… And I dance (side view)(2014-15). Image on glass, lacquered wood, light. 166 x 115 x 34 cm
La legge della stella e la formula del fiore. Dancing makes me joyful. Palazzo Flangini, Venice Biennale 2015
La legge della stella e la formula del fiore (side view). Dancing makes me joyful. Palazzo Flangini, Venice Biennale 2015
La legge della stella e la formula del fiore (Detail). Dancing makes me joyful. Palazzo Flangini, Venice Biennale 2015
No words, no thoughts; but in my soul will grow aboundless love (2014-15). Image on glass, lacquered wood, light. 260 x 332 x30 cm
No words, no thoughts; but in my soul will grow aboundless love (side view)(2014-15). Image on glass, lacquered wood, light. 260 x 332 x30 cm

 

DANCING MAKES ME JOYFUL

 

In Dancing makes me joyful (2015), con materiali e linguaggi diversi, Liv esplora il concetto di danza come forma di pensiero. Il librarsi nello spazio della danzatrice è un superamento della gestualità quotidiana per giungere all’universalità dell’essere. Le immagini, moltiplicate, fluttuano in una sorta di sospensione spaziale superando le categorie linguistiche di sincronia e diacronia per giungere a un unicum straordinario, in cui i diversi momenti si sovrappongono in una totalità indistinguibile. La registrazione dei diversi momenti diviene punto di partenza dell’atteggiamento analitico, indagatore dell’artista. Il suo lavoro, infatti, si sviluppa come un complesso affresco, un percorso, nel quale è possibile cogliere dei fili rossi, che si snodano attraverso le singole opere.

Il suo è un viaggio archetipico che dalla luce porta all’oscurità per tornare alla luce, un rimando che trova nei poemi classici un imprescindibile punto di avvio. Platone legge nella danza un avvicinamento all’armonia universale, lo scrittore Luciano da Samosata la interpreta come un dono divino, nato dall’amore, che ha avuto origine nelle danze cosmiche degli astri, dal moto dei cieli e dalla loro armonia. Attraverso il gesto, il movimento, il danzatore indica i sentimenti, le umane passioni. Il movimento nello spazio della giovane donna, di origine africana, sottolinea i diversi stati d’animo che popolano le nostre vite: l’angoscia, il piacere, la paura, la calma. Anche nelle opere sulla danza, Liv parte dal frangente per giungere all’universale. La sua ricerca è rivolta all’umanità, nel suo concetto più classico di humanitas. Sono dei tentativi di esistenza, in cui il movimento sottolinea la relatività del tutto, in una dimensione di dubbio al quale non si può offrire risposta alcuna.

Angela Madesani