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THINGS

 

Spesso nei lavori di Lena Liv, in cui non è mai una dimensione narrativa, sono gli oggetti, colmi di suggestioni e di rimandi, a condurci al di là dell’apparenza fenomenica. Essi sono, infatti, impregnati di una storia, di una memoria universale, tesa a cogliere l’essenza dei fondamenti. Lo sguardo di Liv è nei confronti dell’esistenza, senza punti di vista privilegiati, che risentano di retroterra autobiografici. L’oggetto, il volto fotografato abbandona il riferimento a un momento storico particolare. Il racconto non ha più importanza. Gli oggetti diventano archetipo della loro stessa esistenza. La vasca, l’aereo, il sarcofago, solo per fare degli esempi, estrapolati dal loro contesto storico e collocati in un certo ambito, diventano archetipi della vasca, dell’aereo, del sarcofago. Liv è interessata alle idee archetipiche, ancestrali, che vanno ben oltre le micro, ma anche la macrostoria di cui siamo più o meno consapevolmente protagonisti. La sua è una ricerca di estraniamento dal dettaglio storico, dal frangente. Pur essendo attratta, affascinata dalla storia del pensiero, della cultura, non parte da esse per creare i suoi lavori. Abbraccia la realtà, crea con essa una relazione di tipo empatico, per entrare in una relazione di conoscenza.
Nei suoi lavori non ci sono rapporti con il passato, ma neppure con il presente, o il futuro. La sua ricerca va ben oltre i concetti di diacronia e sincronia. Gli oggetti, all’interno delle opere, sono comunque riproduzioni, in cui tutto è perfezionato. Oltre alla fotografia, che nella maggior parte dei casi è frutto di ritrovamento e non opera propria, elaborata, Liv realizza dei moulages di carta, anch’essi indice del circostante. Importante è scorgere la differenza tra il modello e l’essenza che il modello vuole emulare. Il dubbio emerge ogni volta che ci poniamo di fronte a una realtà complessa e sfaccettata come quella nella quale ci troviamo a vivere.

Angela Madesani