SURREALITY
Surrealtà è un termine di rimando filosofico che indica ciò che va oltre la realtà. Surreale è ciò che evoca e registra le sensazioni del subcosciente, al di fuori di ogni controllo esercitato dalla ragione, fuori di ogni preoccupazione estetica o morale: immagine, atmosfera, che supera, oltrepassa la dimensione della realtà sensibile. Tale dimensione può trovare un riferimento nel mondo dell’inconscio, della vita interiore, del sogno.
In The tree of Innocence alcune bambole bianche, fasciate come mummie, di carta fatta a mano dall’artista stessa, pendono da un trespolo che richiama la sagoma di un albero, sono inserti surreali, apparentemente privi di un senso.in mano tengono altri oggetti di una quotidianità priva di riferimenti logici.
Sono situazioni spiazzanti come in Le geant Armand est presente avec l’homme le plus petit du monde. Richiami al mondo del gioco, della follia, come nella fotografia dell’inizio del XX secolo di Eugène Atget, tanto amato dai Surrealisti. Sono opere, queste sue, che necessitano di una lettura che vada al di là dell’apparenza, che non può seguire delle regole. Nelle sue opere la storia scompare. Conigli neri assiepati sono alla base di un ritratto di donna che non è dato riconoscere, sono I pensieri di Margherita in cui una banale lampadina illumina il tutto.
In tutta la ricerca di Liv la surrealtà è un superamento di una verità che non può e non deve essere riconosciuta. L’artista prende le distanza dalla realtà che non è riconoscibile se non attraverso categorie universali: un uomo, una donna, un animale, un bambino.
Tutto è sottolineato dal vuoto, dal silenzio che regna senza deroghe di sorta. Mordechai Omer ha scritto: «Malgrado il proclamato distacco di queste scene da qualsiasi connessione con fatti storici precisi, i lavori di Lena Liv ricordano i paesaggi cinerei di Paul Celan (spettrali, pallidi, privi di presenze umane) e la conclusione che solo l’occhio tagliato (Buñuel) o l’orecchio mozzato (Van Gogh) dell’artista gli rendano giustizia, in quanto prova dei sensi che ha sacrificato». E il riferimento a Luis Buñuel, alla sua stagione surrealista non è casuale. In tutto questo lo spettatore deve essere partecipe, emancipato da qualsiasi tentazione di passività.
Lena Liv afferma: «Il buio che circonda gli oggetti diventa un ‘materiale’ che comincia a muoversi, a spostarsi da uno spazio a un altro. E, quanto alla domanda su cosa ricordiamo, non esiste una risposta chiara e pronta; per me personalmente, l’opera tratta anche di questa domanda: che cosa ricordiamo, che cosa cancelliamo, che cosa conserviamo». In questi lavori ci troviamo di fronte a un’ibridazione segnica e semantica apparentemente spiazzante, che può sviluppare, tuttavia, in chi guarda una reazione, ma non per forza una risposta.
Angela Madesani